Categorie
Horeca News
Antonio Auricchio confermato presidente del Consorzio Gorgonzola Dop | Amaro Liborio, lanalcolico che vuole sembrare un amaro vero | Nords Gin lancia 30 eventi estivi tra Milano e Roma: ecco il format ''Momento Nords'' | Pizzeria. VELO presenta il suo Backstage per l'estate pontina | Il caff diventa esperienza: Lavazza presenta Filtro Canal Grande | Nasce la prima bevanda KitKat per il fuori casa, in versione calda e frozen | Annuncio: bar/caffetteria in gestione a San Mauro Pascoli (FC) | Lipton Ice Tea rinnova la ricetta in Italia e introduce il nuovo formato da 1 litro | Levissima+ rinnova la gamma con nuove ricette e un packaging rinnovato | Plant-based: crescono i consumi. Ecco i 10 maggiori trend di settore | Dentro il pairing. Merano, Sissi: il racconto di Andrea Fenoglio | HorecaTv a Tuttofood 2026. Intervista con Veronica Iannarella di Gruppo Fini SpA | Disaronno Group completa lacquisizione di Amaro Averna e Zedda Piras | Scopri la parola del giorno su WikiHoreca.com: AeroPress | Gusto by Sadler inaugura la stagione con il nuovo Resident Chef Thomas Locatelli | ALTO Cocktail Festival 2026: oltre mille presenze a Cervia per mixology e cucina d'autore | L'Europa ridisegna le regole sulla shrinkflation: in Italia la norma in vigore da luglio | Soplaya ridisegna gli acquisti Horeca: tutto in un'unica piattaforma | Campionato Mondiale del Pizzaiuolo, a Napoli oltre 600 concorrenti da 35 Paesi | Trent'anni di birra artigianale italiana: Slow Food presenta la Guida alle birre d'Italia 2027 | Birre senza glutine: i vincitori del World Gluten Free Beer Awards 2026 premiati a Rimini | Sipfruit entra nella fase operativa: partite le prime consegne nel canale Horeca | Costa d'Oro: la linea Mezzod premiata con un riconoscimento internazionale | Croissant tricolore e lievitazione lenta: la ricetta di Lesaffre con L'hirondelle 1895 | Vini fortificati, la Sicilia a Vinoble sostiene la candidatura UNESCO della Sun Belt | Mense scolastiche: Anac sul prezzo di riferimento del servizio di ristorazione nella scuola primaria | Salumitalia: qualit, certificazioni e fiducia nei Consorzi guidano le scelte degli italiani | Dentro Lair: il cocktail bar di Delhi che sta riscrivendo le regole della mixology in India | Fiera dei Vini lancia la Carta dei Ristoranti 2026-2027: una rete nazionale per valorizzare il vino italiano | L'Emilia Romagna vince l'8 Campionato Nazionale di Pasticceria degli Istituti Alberghieri d'Italia |

Galles: velli di pecora in vigna per dire no alla chimica e custodire il territorio

22.03.2023

L’azienda vinicola gallese Gwinllan Conwy Vineyard ha sperimentato con successo l’impiego di velli di pecora per tenere libere le viti dalle erbacce in modo naturale esi appresta ad abbracciare questo metodo sostenibile su base permanente



 

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare delle greggi come prezioso alleato per la conduzione sostenibile delle vigne, grazie all’intuizione di un viticoltore gallese che ha sperimentato con successo una nuova soluzione in grado di evitare l’impego di diserbanti, presto probabilmente vietati nel Regno Unito e non solo.

Che le pecore siano una prima linea della rivoluzione sostenibile in vigna, di fatto, non è una novità. Addestrate e impiegate in diverse aree del mondo per ripulire i filari dalle erbacce, sono sempre state considerate lavoratrici economiche, preziose ed efficienti, ma soprattutto funzionali ad un approccio rispettoso dell’ambiente.

Contribuiscono con la loro presenza alla fertilità del terreno, lo concimano naturalmente e, cibandosi di erbe infestanti, consentono di evitare l’uso di prodotti di sintesi il cui impiego oggi è diventato molto rischioso e foriero di danni irreparabili ai suoli.

Una delle sostanze che i vignaioli possono evitare di utilizzare se ci sono greggi a brucare è infatti il glifosato, un erbicida che recenti ricerche definiscono come altamente cancerogeno per l’uomo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si tratterebbe di un coadiuvante chimico che insieme ad altri diserbanti avrebbe causato fino ad ora la morte di almeno 200 mila persone nel mondo.

Quello che rende eccezionale il caso di Gwinllan Conwy Vineyard, l’azienda vitivinicola gallese protagonista di questa storia raccontata nel dettaglio da The Drink Business, è che non sarebbero le pecore ma il loro manto a rappresentare il magico ingrediente per liberare le vigne dalle erbacce e favorire una crescita ottimale delle uve, il tutto mantenendo una conduzione secondo il regime biologico.

Nell’ottobre del 2021 alcuni agricoltori locali, che facevano uso nelle loro tenute di questo strumento portentoso, avevano suggerito al titolare della cantina di testare il loro metodo in una sezione del vigneto di Gwinllan Conwy Vineyard, due filari di 100 viti recintati con velli di pecora, capaci di trattenere umidità, fornire sostanze nutritive al suolo e grazie alla presenza di lanolina anche di scoraggiare la presenza di lumache e altri animali.

In questo periodo di testing non sono state utilizzate sostanze chimiche e sono stati prelevati campioni del terreno e foglie per confrontarli con quelli di viti vicine che non erano state interessate dallo stesso trattamento: le analisi condotte hanno mostrato non solo che le foglie erano di un verde più scuro delle altre ma anche che i loro nutrienti erano in perfetto equilibrio e i velli, degradandosi, avevano rilasciato sostanze preziose nel terreno nutrendo le viti.

A ciò si aggiunge che il candore dei velli avrebbe favorito un fenomeno di rifrazione del sole sulle piante contribuendo ad una migliore maturazione delle uve aumentando il contenuto zuccherino, un effetto che secondo i conduttori della cantina potrebbe portare alla produzione di vini con un corpo molto più consistente.

Dal successo di questo esperimento è nata l’azienda Wool & Vine che mira a fornire velli di pecora gallese direttamente alle aziende vitivinicole, non solo locali, un’iniziativa che ha visto il sostegno anche di British Wool, l’ente di tutela e promozione della lana britannica e degli agricoltori che la producono. Primo cliente, neanche a dirlo, Gwinllan Conwy Vineyard, che ha ordinato 3000 velli da distribuire su una superfice molto più ampia di quella già testata.

La notizia del business emergente è arrivata anche oltreoceano, e pare che alcuni produttori neozelandesi e statunitensi siano pronti a testarlo nelle loro vigne. Se l’idea dovesse decollare potrebbe rappresentare non solo una soluzione preziosa in ottica di sviluppo sostenibile, ma anche una grande opportunità per milioni di velli di pecora diversamente privi di valore.


 

Cerca una città o selezionane una popolare tra quelle elencate
Registrati