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Fipe. Stoppani alla Camera: “Servono qualità e regole chiare per la ristorazione collettiva”

13.02.2023

Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ha manifestato alcune istanze in tema di ristorazione collettiva durante la sua Audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in qualità di Vicepresidente Vicario di Confcommercio.


Garantire la somministrazione di prodotti di qualità, assicurare con norme chiare la competitività del settore e rivedere i prezzi dei servizi di ristorazione in base agli indici ISTAT di settore. Sono queste alcune delle istanze che Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ha manifestato in tema di ristorazione collettiva durante la sua Audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in qualità di Vicepresidente Vicario di Confcommercio.

Sono state portate in Audizione alcune richieste tra cui alcune fondamentali per il settore della ristorazione collettiva. Prima tra tutti, quella di dare precedenza, nella competizione tra gli operatori, alla componente qualitativa dei cibi attraverso un vincolo che associ il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa a quello del prezzo o costo fisso.

Affinché il confronto concorrenziale sia effettivamente spostato sui profili tecnico-qualitativi, è inoltre necessario escludere dai documenti di gara tutte le attività non direttamente connesse alla produzione e alla somministrazione dei pasti come, ad esempio, il rifacimento delle mense o altri interventi infrastrutturali. Così come sarebbe opportuno promuovere l’adozione di “contratti-tipo” sia per la ristorazione scolastica, che quella ospedaliera e socio assistenziale, in grado di uniformare le scelte compiute dalle Amministrazioni e definire in modo univoco i criteri qualitativi contenuti nell’art. 130 lett. a) – c) dello schema in esame presso le Camere.

Con specifico riferimento alla ristorazione scolastica, oggetto per lo più di concessioni, FIPE ha ribadito l’urgenza di affrontare la problematica della gestione degli insoluti. Del loro recupero, infatti, dovrebbe occuparsi il concedente, sgravando così le aziende, la cui attività verte esclusivamente sulla preparazione e sulla distribuzione dei pasti.

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