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Wine & Spirits: dall’ultimo trimestre 2022 segnali di cedimento della fiducia dei consumatori

09.12.2022

Un’indagine dell’International Wine & Spirits Research (ISWR) condotta ad ottobre 2022 mostra in alcuni dei 20 mercati chiave di riferimento un atteggiamento di crescente cautela da parte dei consumatori del segmento vino e spiriti determinato da inflazione in salita ed instabilità economica con riflessi su quantità, qualità e modalità dei consumi delle diverse categorie di prodotto.
 



Il segmento Wine & Spirits ha visto una crescita del giro d’affari nella prima metà del 2022 che ha portato a raggiungere massimi storici, con valori ben superiori a quelli del 2019, trainato da un lato dall’esplosione di una domanda che era stata forzatamente frenata nel periodo della pandemia e dall’altro dall’aumento dei prezzi determinato dal consolidamento del fenomeno della premiumisation.

Nonostante l’andamento positivo, che ha valorizzato soprattutto i volumi delle fasce premium e superiori cresciute del 7%, nell’ultimo trimestre dai mercati arrivano però, seppur con sfumature e intensità differenti a seconda dei contesti di riferimento, segnali di un cedimento della fiducia dei consumatori.

È quanto emerge da un’indagine dell’International Wine & Spirits Research (ISWR) condotta a fine ottobre su venti mercati chiave che rappresentano il 75% del consumo mondiale di bevande alcoliche.

Per molte categorie del segmento Wine & Spirits si registra una crescente attenzione delle quantità consumate tenendo sempre fede alla predilezione per la qualità.

I consumatori si stanno impegnando in quello che IWSR definisce “uptrade selettivo” di bevande premium: in risposta a redditi limitati, sono più esigenti nella selezione di marchi e categorie per i quali impiegare il loro reddito disponibile, mentre cercano di risparmiare denaro su categorie di bevande più quotidiane.

I driver per la tendenza alla moderazione sono quindi evoluti progressivamente, passando dalle esclusive preoccupazioni legate all’adesione ad uno stile di vita salutista, che ha portato negli ultimi anni ad una maggiore attenzione alle bevande dal grado alcolico più contenuto, specie tra i giovani, all’aggiunta delle tensioni di tipo economico causate da fattori transnazionali, come l’incremento dei costi energetici, o da condizioni per lo più instabili delle economie locali.

Ci sono anche prove diffuse di comportamenti di acquisto più attenti, come ad esempio cambiare rivenditore per ottenere prezzi migliori e aspettare che i marchi preferiti siano in promozione prima di acquistare. I consumatori a reddito più elevato nelle scelte non sembrano essere influenzati dai venti contrari dell’economia.

Ovviamente il sentiment varia da paese a paese. Alcuni mercati, come l’India e la Cina, rimangono vivaci, con un approccio ottimistico rispetto alla vita e alle finanze, altre realtà, come l’Europa, dove spicca per criticità il Regno Unito, sembrerebbero essere in piena recessione, con consumatori preoccupati che cercano di risparmiare ovunque possono. Tra questi due estremi si colloca un gran numero di mercati, inclusi gli Stati Uniti, dove il quadro è piuttosto complesso e si punta sulla cautela, soprattutto tra le fasce di reddito medio-basso.

Per quanto riguarda la categoria vino in particolare, ad essere preferiti sono gli spumanti, Champagne e Prosecco in testa, con le bollicine di fascia premium che crescono dell’8% (primo semestre 2022 vs primo semestre 2021) in mercati come Stati Uniti, Francia, Giappone e Italia, un incremento significativo rispetto a quello dei vini fermi che si limita invece ad un +1%.

Ma le prospettive sembrano non garantire un trend in linea con i risultati del 2022. In molti mercati si andrebbe infatti verso una contrazione dei consumi di vino e birra a favore di whisky, gin, tequila e cognac. A ciò si aggiungerebbe un ritorno alla preferenza per i consumi domestici dovuto al clima di austerity, ai quali si rinuncerebbe solo se il consumo fuoricasa fosse connotato da occasioni di tipo “esperienziale”.

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