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Gli allevamenti etici di Fumagalli fanno scuola in Europa

19.04.2023

Il benessere animale negli allevamenti suini della Fumagalli Industria Alimentari è diventato un virtuoso case study a livello internazionale. La Commissione Europea ha invitato l’azienda nell’ambito dell’Intergruppo sul benessere degli animali a condividere i protocolli etici affinati in più di 20 anni di esperienza

Una via più etica nell’allevamento dei suini, con gabbie parto aperte, una minimizzazione dei fattori di stress e il conseguente miglioramento del benessere animale non solo è possibile, ma è anche una realtà già consolidata per la lombarda Fumagalli Industria Alimentari. Al punto da renderla un case study a livello europeo e da farla invitare a condividere con i suinicoltori oltreconfine, in Commissione Europa – nell’ambito dell’audizione all’Intergruppo sul benessere degli animali che si è svolta a Strasburgo – i suoi rigorosi disciplinari di produzione. Tra le Best practice,  Fumagalli attua un protocollo che prevede più spazio per i suini all’ingrasso, maggior comfort con lettiere in paglia, un sistema ruspante con l’eliminazione delle gabbie e di fattori di stress, oltre all’allattamento libero e allo svezzamento rigorosamente tardivo, ovvero non prima di un minimo di 4 settimane.

“Da oltre 20 anni la nostra azienda – ha spiegato in CE Pietro Pizzagalli, direttore generale della Fumagalli Industria Alimentari e medico veterinario – ha come focus il benessere degli animali. Abbiamo osservato a lungo il loro comportamento e questo ha consentito di assicurarci che le condizioni di allevamento fossero adatte a soddisfare ogni specifica esigenza, con riscontri eccellenti nel conseguente miglioramento, non solo etico, ma anche del rendimento in termini di qualità di carne prodotta”.

Sono state inoltre potenziate le condizioni igieniche: “Questo ha comportato un aumento della forza lavoro – ha proseguito Pizzagalli – ma ha consentito di ottenere notevoli risultati. La nostra scelta etica si è rivelata vincente in generale, non solo in termini di benessere, ma anche di redditività e sta venendo premiata da mercato e retailer. La transizione a un sistema di allevamento che tutela gli animali fornisce un’importante e reale opportunità per i suinicoltori non solo dal punto di vista dell’immagine, ma anche per aumentare la propria redditività stando al passo con le tendenze del mercato: occorre essere competitivi, ma anche fare attenzione alle esigenze dei consumatori, che valutano sì la qualità del prodotto ma, sempre più attenti, anche la modalità della sua produzione. Un allevamento etico favorisce la diversificazione dei prodotti e l’accesso a segmenti di mercato sensibili a tale componente”.

Dal 2000 Fumagalli lavora sul benessere animale grazie anche a importanti clienti e partner e retailer con cui condivide i propri valori. Il 70% della produzione viene infatti esportata in oltre 20 Paesi esteri, tra cui Danimarca, Svezia, Finlandia, Regno Unito e Svizzera, ovvero in mercati particolarmente attenti e sensibili alle tematiche legate all’etica e alla sostenibilità.

Occorre però fare maggiore chiarezza nell’informazione fornita ai consumatori, come ha spiegato il direttore generale della Fumagalli Industria Alimentari concludendo il suo intervento in Commissione Europea: “Purtroppo in fatto di allevamenti c’è ancora molta disinformazione. Per questo condivido l’urgente esigenza di un’etichettatura chiara, trasparente e tracciabile, che differenzi la qualità dei prodotti e consenta ai consumatori di fare una scelta illuminata, così che abbiano piena coscienza dei prodotti che stanno comprando. Perché esistono livelli ben diversi di benessere animale”.

Unica in Italia ad avere una gestione diretta su tutto il processo produttivo, Fumagalli ha già dotato ogni sua etichetta di un QR Code, collegato al sito internet dell’azienda, tramite cui è possibile approfondire in diretta come vivono gli animali e le loro modalità di allevamento.

COSA PREVEDE IL PROTOCOLLO DELLA FUMAGALLI INDUSTRIA ALIMENTARI

Più nello specifico i loro allevamenti etici prevedono che i suini possano correre e muoversi liberamente in spazi idonei e che le scrofe godano di gabbie parto aperte, in cui sono messe a disposizione lettiere in paglia che consentono loro di grufolare e manifestare comportamenti tipici della specie come, ad esempio, predisporre un giaciglio dove andare a partorire. L’80% delle inseminazioni avviene in box con libertà di movimento e il 70% delle scrofe Fumagalli vive su paglia. Da oltre 10 anni è stato avviato un progetto per il parto senza gabbie: le scrofe e i maialini condividono una struttura di un minimo di 6,5 metri quadrati di superficie, in cui è predisposta anche una fonte di calore. Quest’accortezza in particolare evita l’ipotermia nei suinetti, frequente causa di mortalità nelle prime ore di vita, e assicura anche che non vengano schiacciati accidentalmente della mamma andando alla sua ricerca per riscaldarsi.

Per minimizzare ogni possibile causa di stress il loro monitoraggio avviene a distanza e nelle prime 24 ore dal parto non è consentito l’accesso alla struttura: una pratica decisamente non comune negli allevamenti “tradizionali”, ma che consente ai suinetti di assumere il colostro materno in modo rilassato e adeguato. Questo favorisce l’aumento delle loro difese immunitarie e la successiva limitazione della somministrazione di antibiotici. I maialini, lasciati liberi, possono facilmente accedere alla mammella e giungono allo svezzamento – non prima dei 28 giorni – con un peso maggiore, più tutelati da eventuali problematiche che possono insorgere successivamente e maggiormente predisposti all’adattamento a diversi tipi di alimenti. Nei mesi di accrescimento sono poi sottoposti a un regime dietetico bilanciato e naturale, ricco di antiossidanti, oli essenziali, Omega 3, Omega 6 e lieviti.

Gli elevati standard di gestione e l’allattamento senza stress comportano l’assenza di fenomeni di disagio, noia e frustrazione: mutilazioni di code o denti sono abolite non solo per scelta etica, ma anche perché non necessarie, in quanto non si verificano problemi di cannibalismo all’interno del gruppo e i suinetti possono manifestare comportamenti secondo la loro etologia, grazie anche ad arricchimenti ambientali adeguati. Hanno libero accesso all’acqua e a differenti materiali e, non sentendosi minacciati, non devono isolarsi per ottenerli.

Fumagalli Industria Alimentari SpA
Azienda leader del settore salumiero da oltre un secolo, il gruppo ha un fatturato di 57 milioni di euro, per 4 milioni di kg di materie prime prodotte e lavorate ogni anno all’interno della propria filiera. Giunta alla quarta generazione, la maggior parte della produzione Fumagalli segue gli standard definiti da Compassion in World Farming, la principale organizzazione internazionale no profit che si occupa della protezione e del benessere degli animali negli allevamenti. Da anni esempio per tutto il settore, è stata anche oggetto di attenzione da parte del quotidiano britannico Guardian e, tra i riconoscimenti per il suo impegno nel produrre salumi in modo etico, in occasione dell’Expo di Milano del 2015, Compassion in World Farming l’ha insignita della Menzione d’Onore Good Pig per il benessere delle scrofe. Nel 2016 la stessa organizzazione le ha assegnato – unica in Italia nei sistemi di allevamento tradizionali – il premio Good Pig. L’azienda è stata poi scelta nel 2017 dalla Commissione Europea come esempio di Best practice per la gestione del benessere animale nei suoi allevamenti, nello specifico per l’eliminazione di mutilazioni delle code e della dentatura. Dal 2018 Fumagalli ha ottenuto la certificazione internazionale Kiwa PAI con tre livelli: bronzo, argento e oro, sulla base degli elevati standard di animal welfare.
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