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Vino: la cantina Bottega indica in etichetta il “consumo massimo suggerito”

30.03.2023

L’azienda veneta Bottega dà vita a etichette apposte sulle bottiglie col marchio a forma di cuore in cui è scritto "Vi suggeriamo un consumo massimo giornaliero di due calici"

L’azienda veneta Bottega brucia tutti e dà vita, prima in Italia, a etichette apposte sulle bottiglie col marchio a forma di cuore in cui è scritto “Vi suggeriamo un consumo massimo giornaliero di due calici”. È lo stesso Sandro Bottega, patron dell’omonima azienda di Bibano (Treviso) tra i principali produttori di vino e distillati italiani, a spiegare questa scelta: «Medici e politici, produttori e consumatori hanno spesso detto delle cose giustissime: l’alcol fa male, ma se consumato in quantità moderata, è un male che il nostro corpo riesce a tollerare bene; altri hanno detto delle sciocchezze senza basi scientifiche, compresa la dimensione del cervello. In Bottega siamo sempre stati sensibili al concetto “bere bene fa bene” e addirittura già 30 anni fa distribuivamo un opuscolo nelle scuole per insegnare ai giovani cosa significasse “bere bene”, oppure distribuivamo i nostri cataloghi con il carattere Braille, anche per far presente che l’eccesso di alcol porta alla cecità, oppure ancora abbiamo dato supporto agli enti che si occupavano del reintegro degli alcolisti: l’impegno sociale della nostra azienda non si è mai fermato, l’educazione al bere è proprio il primo atto da fare prima ancora di iniziare a bere. Ecco che abbiamo deciso di sintetizzare tutte queste cose, indicando in etichetta il consumo massimo suggerito di un alcolico, quindi 2 bicchieri al giorno di vino. Non è un’imposizione – sottolinea Sandro Bottega – né un invito al consumo e, soprattutto, nemmeno avvertimento terroristico come in Europa si è discusso, ma è un modo per educare: tutti dobbiamo fare la nostra parte cercando una reciproca comprensione che speriamo arrivi anche dalla politica, che molto spesso, prima di parlare, deve studiare la materia», conclude Sandro Bottega.



 

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