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La rivincita dei bianchi: Rioja e Rodano puntano su nuovi vitigni

30.03.2023

Cresce la preferenza dei consumatori per i vini bianchi ed alcune regioni europee storiche produttrici di rossi come Rioja e Rodano pianificano una rivoluzione nei loro vigneti, puntando strategicamente su nuove varietà



 

C’è un dato che negli ultimi dieci anni ha segnato inesorabilmente lo scenario del mondo enoico, la progressiva contrazione dei consumi pro capite di vino a livello globale, un meno 15% che pesa sull’industria vitivinicola come un macigno e con il passar del tempo rende sempre più significativo il tema della sovrapproduzione, con paesi costretti a ricorrere alla distillazione di emergenza o a soluzioni che mirano a riequilibrare un ormai sistemico squilibrio tra domanda e offerta.

Andando però a leggere nelle pieghe di bilanci, report ed analisi si scoprono tendenze, nemmeno tanto recenti, che potrebbero rappresentare un’opportunità per affrontare la crisi, una exit strategy che richiederebbe sicuramente un cambiamento di paradigma e di approccio su più piani, ma nel medio-lungo periodo potrebbero rivelarsi una spinta per una svolta vincente.

Tra queste fa parlare di sé la crescita della preferenza e del consumo di vino bianco, destinata a non arrestarsi almeno per il prossimo decennio, con un incremento medio annuo stimato da qui al 2031 del 5%, quanto basta per sfondare il tetto dei 60 miliardi di dollari in valore (dati White Wine Market di Fact Market Research), tendenza cui fa da contraltare, soprattutto in paesi storici dalla antichissima tradizione enologica come Francia e Italia, ma anche in mercati importanti come Germania e Gran Bretagna, la diminuzione dei consumi di vini rossi.

Alla base di questa rivoluzione dei bianchi ci sarebbero la semplicità di approccio e consumo, il rapporto qualità prezzo che non si riscontrerebbe in altre tipologie di vini, la versatilità negli abbinamenti ma anche i cambiamenti in atto nei comportamenti e stili di vita, da una maggiore attenzione all’alimentazione in Europa che avrebbe portato ad una costante riduzione sulle tavole delle carni rosse, alla crescente curiosità verso i vini a più basso contenuto alcolico, al dominio degli aperitivi, soprattutto tra i giovani, occasione in cui bianchi e bollicine sembrano avere ormai una marcia in più, per arrivare alla considerazione degli sparkling wine come soluzione a tutto pasto e non solo per brindisi o circostanze particolari.

Per gli imprenditori vitivinicoli questo nuovo contesto competitivo risulta essere particolarmente ostico perché mette in discussione credenze, posizioni consolidate, strutture produttive, ma inevitabilmente qualcosa sta cambiando e bisogna prenderne atto.

Le risposte arrivano con forza da territori europei storicamente noti per la produzione di rossi, in prima linea la Rioja, in Spagna, dove negli ultimi dieci anni il consumo di vini bianchi è raddoppiato, dato importante che sta spingendo i produttori a provare a produrne di più.

Qui le aziende vitivinicole iniziano a rivedere la composizione dei loro vigneti, andando ad incrementare o sostituire le vigne di Tempranillo con quelle di Macabeo Bianco, dando spazio a quelle tendenze che sono considerate ormai fondamentali in ottica strategica.

Secondo il Consejo Regulador della Rioja la produzione di Rioja bianca avrebbe rappresentato il 9,72% del volume totale nel 2021 rispetto al solo 5% del 2012, e la superficie coltivata a varietà bianche sarebbe aumentata di quasi il 50% dal 2015.

A ciò si aggiunge che a causa degli effetti del cambiamento climatico il Tempranillo risulterebbe tra le varietà destinate a soffrire di più in futuro, motivo in più per spingere su altre soluzioni in vigna.

L’idea è quella di cavalcare l’onda della domanda ma anche di indirizzarla, senza lasciare che il mercato si saturi con etichette basate su vitigni giovani, focalizzarsi sul recupero di vecchie vigne e lavorare così non solo per il volume esportato ma anche per la qualità e il prestigio dei vini del territorio.

Sulla stessa lunghezza d’onda i viticoltori di un’altra nota regione vitivinicola europea, quella della Valle del Rodano, la seconda più grande denominazione di vino in Francia che si estende su un’area che va da Vienne a Nord fino quasi ad Arles a Sud.

Secondo Inter Rhône, l’organizzazione professionale che rappresenta i viticoltori e i commercianti di vino della zona, si stima che a partire dalla vendemmia 2021 circa il 13% dei vigneti sia certificato biologico, con una maggioranza di vigneti a bacca nera che rappresenterebbero il 76% del totale, in testa le varietà Grenache e Syrah.

Partendo da questo dato e considerato il crescente interesse a livello globale per i vini bianchi i coltivatori e produttori della Valle del Rodano hanno definito come prioritario l’incremento della produzione di vini bianchi, ad oggi espressione del 7% delle vendite totali di vini fermi con una crescita positiva dell’1,1% annuo ma con un aumento dei volumi che rimane assolutamente troppo basso rispetto al mercato globale.

L’obiettivo è quello di raddoppiare i volumi attuali, ambizione che riguarda non solo i vini bianchi fermi ma anche gli spumanti, una variazione di rotta che equivarrebbe ad una crescita annua del 5,6% passando dai 74.000 ettolitri commercializzati nel 2020/2021 ai 300.000 ettolitri entro il 2031.

E a confermare che il percorso sia ormai segnato ed inevitabilmente da imboccare sono anche notizie che arrivano da altri mercati. In Australia  per esempio, per la prima volta dal 2010, ci sarebbe stato un sorpasso dello Chardonnay ai danni del Shiraz come principale varietà di vino da esportazione, mentre in Napa Valley crescerebbero i consumi di Sauvignon Blanc rispetto allo storico Chardonnay, sovrano dei bianchi della California, a significare anche un riposizionamento delle preferenze tra tipologie della stessa categoria, tutti piccoli campanelli d’allarme su una rivoluzione in atto, quella dei white wine, rispetto alla quale, a livello globale, è senz’altro tempo di agire.

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