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Ismea stima un calo del raccolto nazionale di grano duro a causa del caldo e della siccità

01.08.2022

La produzione italiana 2022 di grano duro potrebbe essere inferiore di circa il 16% rispetto all’anno precedente, prevalentemente a causa del deficit idrico registrato durante la fase post semina e delle elevate temperature degli ultimi mesi. È quanto emerge da una prima ricognizione condotta da Ismea, nei primi giorni di luglio, a operazioni di raccolta quasi completamente terminate. Il calo produttivo prospettato dall’Istituto è frutto della riduzione delle superfici destinate a frumento duro (-1,4% secondo le intenzioni di semina rilevate dall’Istat) e della contrazione delle rese per ettaro, che si collocherebbero, in media nazionale, a 2,8 t/ha, il minimo degli ultimi 5 anni.

In base alle informazioni raccolte, la riduzione delle rese dovrebbe interessare quasi tutti i principali areali: dalla Puglia (-25%), Sicilia (-15%) e Basilicata (-10%) alle Marche (-20%) ed Emilia-Romagna (-15%), portando la produzione nazionale a 3,4 milioni di tonnellate nella campagna 2022/23. Dal punto di vista qualitativo, la granella dovrebbe presentare su tutto il territorio buoni standard di qualità con un contenuto proteico mediamente compreso tra 11 e 13% sulla sostanza secca.

Il deterioramento delle attese produttive anche in Francia, dovuto sempre al persistente clima caldo e siccitoso, ha portato l’Unione Europea a rivedere nuovamente al ribasso le sue previsioni di produzione a 7 milioni di tonnellate, il 9,2% in meno su base annua.
Al contrario, le previsioni sui raccolti del Nord America, dopo il crollo della scorsa annata, indicano un recupero. Le stime più aggiornate dell’IGC (International Grain Council), evidenziano infatti per il 2022 una produzione globale di frumento duro di 32,9 milioni di tonnellate (+7,4% rispetto alla pessima campagna precedente) per effetto dell’incremento dell’offerta canadese (stimata a oltre 6 milioni di tonnellate, dopo i 2,7 milioni dello scorso anno) e di quella statunitense (2,1 milioni di tonnellate più del doppio dello scorso anno).

Intanto, dai mercati provengono i primi segnali di distensione dei listini dopo la fiammata registrata a partire da fine 2021 e che ha fatto toccare il record nell’ultima settimana del mese di giugno. Le quotazioni del prodotto estero non comunitario nella terza settimana di luglio si sono attestate a 558,75 euro/t in calo dell’1% su base settimanale e del 7,6% rispetto l’ultima settimana di giugno, mentre il frumento duro comunitario è rimasto stabile a 540 euro/t nelle prime tre settimane del mese (era a 575 euro/t nell’ultima settimana di giugno). Medesima dinamica settimanale si rileva anche per il prodotto nazionale, con il frumento duro fino che nella terza settimana del corrente mese risulta pari a 507,50 euro/t sia a Bologna che Foggia, mentre nell’ultima settimana di giugno il prezzo era pari, rispettivamente, a 562,50 euro/t e 577,50.

È tuttavia ancora presto, sottolinea Ismea, per individuare un orientamento ben definito delle quotazioni, in considerazione di alcuni elementi di criticità che permangono nei fondamentali del mercato. La domanda mondiale è prevista infatti in crescita a 33,6 milioni di tonnellate nel 2022/23, vale a dire su livelli superiori all’offerta, dato che prelude a un’ulteriore contrazione delle scorte finali (-10,7% e 5,5 milioni di tonnellate nel 2022/23). Allo stesso tempo permane ancora qualche incertezza sugli esiti produttivi in Nord America, in considerazione delle anomalie climatiche che ormai si presentano con sempre maggiore frequenza.

Tendenze e dinamiche frumento duro – Ismea su Luglio 2022

Contesto globale 
La fiammata del mercato dei cereali, cominciata a partire dalla fine del 2020, è da ricondurre all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, dei noli, a fattori geopolitici e anche speculativi. Al contrario, i prezzi del frumento duro si sono rivalutati a causa del crollo dei raccolti in Canada che hanno determinato il raggiungimento, durante la campagna 2021/22, di quotazioni record.

Situazione produttiva in Italia
Le intenzioni di semina del frumento duro diffuse dall’Istat indicherebbero una flessione nazionale delle superfici dell’1,4%. L’indagine qualitativa condotta da Ismea focalizzata sulle rese stima una riduzione dei raccolti che scenderebbero a circa 3,4 milioni di tonnellate. Il 16% in meno rispetto l’anno precedente e il 39% in meno della media dell’ultimo quinquennio.

Andamento dei prezzi
La campagna 2021/22 si è conclusa con il raggiungimento di prezzi record che sono arrivati a sfiorare 600 euro/t di granella. Le prime quotazioni di luglio 2022, che corrisponde all’avvio della campagna 2022/23, mostrano un‘inversione della tendenza, con i prezzi esteri e nazionali in flessione congiunturale. Il mercato, ancora in fase transitoria, risente delle prime stime che danno un recupero della produzione del Nord America nel 2022, dopo il crollo della scorsa annata.  

Commercio estero
Nel 2021, si è registrato un netto miglioramento del deficit strutturale della bilancia commerciale del frumento duro, in conseguenza della consistente flessione dei volumi importati. Al contrario, si è lievemente ridimensionato il surplus commerciale della pasta di semola, sono risultati infatti in flessione i quantitativi esportati. Durante i primi tre mesi dell’anno in corso, si è ridotto il disavanzo commerciale per la granella ed è aumentato il surplus della pasta di semola.

Acquisti domestici
Dopo il marcato incremento degli acquisti domestici di pasta di semola registrato nel 2020, per gli effetti della crisi pandemica che aveva determinato un effetto scorte presso le famiglie italiane, nel 2021 e nei primi cinque mesi del 2022 si è registrata una flessione dei volumi acquistati e un incremento dei prezzi unitari di vendita. Da considerare, tuttavia, l’almeno parziale recupero del canale horeca.

Prospettive
La riduzione dei raccolti stimata in Italia comporterà inevitabilmente un incremento delle importa-zioni di granella per consentire all’industria italiana di trasformazione del frumento duro di soddisfare l’aumento delle esportazioni di pasta di semola, che, come emerso per il primo trimestre dell’anno, dovrebbe verosimilmente proseguire anche nei prossimi mesi.

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