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Gli italiani in vacanza riscoprono l’importanza delle esperienze gastronomiche

27.07.2022

La scelta di ogni viaggio ha motivazioni psicologiche più o meno profonde ma tutti, inevitabilmente, al rientro ci sorprendiamo a parlare per giorni di quanto era buono quel piatto o quell’accoppiata di sapori, di quanto abbiamo apprezzato o meno le usanze gastronomiche di altre regioni o altri Paesi. Nel 2022 è davvero questo l’aspetto più importante delle nostre vacanze? E come siamo cambiati negli ultimi anni?
Esigenti ma buongustai, sperimentatori ma con prudenza, questa l’istantanea degli italiani in vacanza. A scoprirlo è il nuovo studio “Cibo e Viaggi” dell’Osservatorio Nestlé che ha indagato i nuovi significati attribuiti dagli italiani alle loro vacanze e al cibo che proprio in ferie assume una valenza fondamentale, mettendo a paragone i risultati odierni e quelli ottenuti da un precedente studio del 2018.


Quattro anni fa chiedevamo alla vacanza relax (79%), divertimento (61%) e nuovi flirt (24%), mentre l’esperienza gastronomica era fondamentale per il 39% degli italiani. Nel 2022 l’asse si è decisamente spostata: ci sembra un po’ meno importante rilassarci (71%), persino il divertimento non ha più lo stesso fascino (56%), e non c’è molto interessa nemmeno nella ricerca di nuovi amori (10%). È crescente invece l’importanza che attribuiamo alle esperienze gastronomiche (52%) da cui traspare la nostra trasformazione con dati che, approfondendo nei dettagli, ci riservano un’ulteriore sorpresa negli atteggiamenti. E cioè, amiamo meno sperimentare e assaggiare di tutto (42%), rispetto al 2018 quando prevaleva la curiosità ‘gastronomica’ (59%). E ancora, nel 2022 amiamo provare solo cibi (e gusti) che non si discostano molto da quelli abituali (40%), mentre nel 2018 la percentuale era minore (28%) denotando maggior senso di avventura. Quando poi non siamo diventati addirittura più quietamente prudenti, con il 18% di italiani che dichiara attualmente di mangiare in vacanza solo ciò che conosce, a fronte del 13% nel 2018.
Possiamo quindi dedurne che emerge la necessità di equilibrio fra una rassicurante tranquillità e il desiderio di nuovi stimoli e l’ansia di scoperta e di stupore. Forse per ridurre nuove fonti di stress a cui l’ultimo periodo ci ha sottoposti. Insomma, nessuna grande fuga dalla quotidianità.
Commenta il Dottor Giuseppe Fatati, Presidente dell’Osservatorio Nestlé: “La cultura mediterranea del pasto risponde a tre quesiti specifici: cosa mangiare, come mangiare e con chi mangiare. Il pasto è stato da sempre momento di incontro, soprattutto in vacanza; la convivialità impersona un ideale di comunità, dialogo e anche visione positiva della vita e del futuro. La nostra indagine disegna un campione più accorto ma anche, forse, più triste”.

Anche il desiderio di provare gusti diversi non gioca un ruolo fondamentale: la classifica dei Paesi secondo cui gli italiani si aspettano di mangiare cibo più sano e gustoso è rimasta invariata e vede nell’ordine, oggi come nel 2018, Spagna, Grecia e Francia. Ma qualcosa comincia a cambiare. Il Portogallo, visto come uno dei capisaldi del gusto, è sceso dal 35% nel 2018 al 23% nel 2022 e per contro stiamo riscoprendo Paesi e gusti impensabili, con una netta ripresa della Svizzera con il 20% rispetto al 8% nel 2018 e dei Paesi Nordici con il 25% rispetto al 17% nel 2018.
Quando rimaniamo in Italia la situazione cambia ancora per quanto riguarda le tendenze in aumento ma non la pole position che spetta ancora alla Sicilia con una percentuale in aumento (40% nel 2018 a fronte del 47% nel 2022), in crescita anche la Toscana (19% nel 2018 e 25% nel 2022) e la Puglia (31% nel 2018 a fronte del 36% nel 2022). Da tenere d’occhio il trend di due regioni del nord, il Piemonte che cresce nella percezione del gusto dal 6% nel 2018 all’11% nel 2022, e la Lombardia, le cui specialità si stanno lentamente facendo strada, perlomeno in vacanza, nell’immaginario comune, migliorando dal 6% nel 2018 al 9% nel 2022.
Infine, una vera sorpresa che riguarda il Molise, bonariamente bistrattato sui social e che nel 2018 non compariva neppure fra le regioni prese in considerazione dagli italiani per le sue specialità, quando si era aggiudicato un’inequivocabile 0%, e che quest’anno invece evoca un nuovo interesse gastronomico per il 7%. Un dato che fa sperare in un inizio se non addirittura in una scoperta.

Conclude Fatati: “È innegabile, le abitudini degli Italiani sembrano cambiate. I lunghi periodi di distanziamento consigliato e subito hanno contribuito a nuovi comportamenti portandoci a modificare anche il rapporto con il cibo e con le vacanze”.

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