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Vino e salute: la moderazione può essere un’arma più efficace dell’astinenza?

16.01.2023

Gennaio è il mese in cui si opta per la moderazione anche nel consumo di alcolici: dall’ormai noto “Dry January”, all’emergente “Damp January”, le strade da percorrere sembrano parlare di una riduzione di consumi, con il mondo del beverage che osserva le tendenze e cavalca l’onda


 

Come ogni anno, superati gli eccessi delle festività natalizie, si riapre il dibattito sull’opportunità o meno di praticare un periodo di astinenza dall’alcool per tornare in forma. C’è chi sostiene con convinzione i benefici dell’ormai noto Dry January, iniziativa lanciata in UK nel 2013, che di fatto continua a destare molto interesse, ma c’è anche chi esprime critiche sulla pratica della astensione temporanea, supportando la propria tesi con dati diffusi dalla comunità scientifica che ne minerebbero l’efficacia in senso assoluto.

A prendere spunto dalla querelle sono le aziende produttrici del mondo del beverage, sempre più impegnate sul fronte del marketing e della comunicazione per trarre spunti e orientamenti dallo stile di vita che sta emergendo intorno alla riduzione o all’eliminazione tout court dei consumi di alcool.

I 31 giorni di detox del Gennaio Secco secondo alcuni sarebbero una semplice moda, comunque da provare, per motivi di salute o pura curiosità, per altri rappresenterebbero una opportunità seria di rientrare dagli effetti delle derive di aperitivi e cene, con effetti positivi su sistema immunitario, qualità del sonno e quantità di energie.

I dati di CGA, società di consulenza del settore Food & Beverage, parlano per gli Stati Uniti di un’adesione al Dry January nel 2022 di circa il 35% degli adulti maggiorenni, una percentuale in sensibile aumento rispetto al 21% del 2019, tanto da favorire in bar e ristoranti anche la diffusione dei “mocktail”.

Il termine, nato dall’unione della parola “mock”, che in inglese significa inganno, e la parola cocktail, sta ad indicare quei drink che per aspetto e gusto sembrerebbero alcolici, ma possono essere invece bevuti da astemi o da chi non vuole assumere alcol in un determinato periodo, un’invenzione nata a Manhattan diversi anni fa, per poi arrivare a Londra ed in Italia in tempi più recenti.

I numeri e il successo del Gennaio Secco sono evidenti se si considera che solo nel periodo Dry January 2022 per birra analcolica, liquori analcolici e cocktail analcolici si è rilevato un aumento totale del valore delle vendite on premise di 295 milioni di dollari rispetto al 2019, risultato che potrebbe essere riconfermato nel 2023 o addirittura superato, ad appannaggio di quelle realtà che stanno cogliendo o si preparano a cogliere le opportunità del mercato “no-low alcool”.

Eppure non tutti sono disposti ad abbandonare radicalmente i consumi di alcolici e c’è una parte della comunità scientifica che supporta la via della moderazione come soluzione in grado di produrre i migliori risultati rispetto all’astinenza.

Uno studio portato avanti nel Regno Unito tra il 2015 e il 2018, per esempio, ha mostrato come al termine del Dry January chi lo ha praticato tenda a sperimentare una sensazione di “maggiore libertà di bere in eccesso in altri periodi dell’anno”, insomma una sorta di effetto rebound che alimenterebbe pratiche come il binge drinking, cioè le abbuffate di alcool, con conseguenze sicuramente più dannose, motivo per il quale in tanti starebbero virando dal Dry al Damp January, “Gennaio Umido”, una pratica meno rigida basata non sull’astinenza ma sul ricorso alla moderazione dei consumi .

Non eliminando completamente l’alcool ma prestando attenzione alle quantità maturerebbe anche una maggiore consapevolezza e lo stile di vita potrebbe essere migliorato con benefici per la salute senza una rinuncia totale, rinuncia che in alcuni casi potrebbe avere effetti sulle dinamiche sociali, abitudini e tradizioni legate ai pasti, interferendo anche con la routine quotidiana di gestione dello stress.

Sebbene quindi la maggior parte delle ricerche tendano a mostrare i vantaggi della eliminazione completa dell’alcool, quella della moderazione sembra una opzione destinata a conquistare proseliti, soluzione che soprattutto in materia di vino sarebbe ampiamente sostenibile, tenendo anche conto che si tratta di una bevanda diversa rispetto agli altri alcolici per il modo in cui viene ottenuta, per i forti legami con il territorio da cui nasce e di cui è straordinaria espressione, per il modo in cui viene consumato, in particolare in abbinamento ai cibi, e per cultura e tradizioni cui è legato.

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